"Chissà che me pensavo, alla fine volete togliere di mezzo chi intralcia i vostri piani", così nella serie televisiva Romanzo Criminale, il Libanese alla riunione dell'Estrema Destra romana che metteva nel mirino il giudice Emilio Donati. La fiction, ben diretta, semplifica certe complesse dinamiche sociali e criminali, che non hanno latitudini né esclusività ma anzi si ripetono ciclicamente.
Joan Kagezi. Non sentirete molto parlare di lei in Occidente. Ne ha scritto la BBC, in Rete c'è un articolo della CNN, ne ha parlato Sette. In Italia non molto altro. Joan Kagezi è stata assassinata. Procuratrice antiterrorismo in Uganda, è stata assassinata a fine marzo. Un omicidio portato a termine dai terroristi islamici di Al Shabaab. Gli stessi che hanno massacrato 148 cristiani in Kenya non più tardi di un mese fa.
Uganda
Un commando in moto ha affiancato l'auto della procuratrice e davanti ai tre figli le hanno sparato due volte alla testa, questa la ricostruzione dei media.
Nulla di clamoroso nella forma, nessun gruppo criminale, né terrorista, esce da certe dinamiche. Togliere di mezzo chi intralcia. Il ricordo delle vittime può essere l'unico antidoto alla caduta nell'oblio.
Ilaria Alpi, inviata in Somalia negli anni Novanta.
Foto Giornalistitalia.it
Una giovane giornalista che incarna al meglio un mestiere che spesso intraprende derive antietiche, esibizionistiche ed autocelebrative. Una strada da seguire per cercare di far emergere traffici internazionali dubbi e illeciti. Un sistema e uno Stato che la abbandonano. Si intrecciarono più traiettorie nella vita giornalistica in Somalia di Ilaria Alpi.
Lei, trentaduenne e alla prima missione da inviata, fu l'unica - sempre in prima linea e tra le linee - a provare a districare la complessa matassa di intrighi internazionali che si celavano dietro la guerra civile somala degli anni Novanta. Non è difficile amare il giornalismo, è molto meno semplice invece onorarne nel profondo la professione. Ilaria non amava le conferenze stampa preconfenzionate, lei stava sul campo, tra le donne, tra la gente di Mogadiscio. Alla corsa agli stand-up preferiva l'approfondimento. Grazie a questa visuale non protocollata, non accomodante, non tradizionalmente embedded, Ilaria intravide quello che ancora oggi, ventuno anni dopo la sua morte, è stato secretato e in gran parte oggetto di depistaggi dai Servizi.
I recenti sviluppi d'indagine giornalistica - raccontati da Chi l'ha visto e dalla docu-fiction di Rai Tre - forniscono carburante vitale alla ricostruzione di uno scenario estremamente labile nel quale Ilaria si era introdotta, nella ricerca della verità. "Nessuna rapina o tentativo di sequestro. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono caduti in un agguato, studiato nei dettagli, per zittire una giornalista divenuta ormai estremamente pericolosa e, con lei, il suo operatore". Così scrive Repubblica dopo gli ultimi sviluppi. Ilaria, inviata del Tg3 nel 1994, avrebbe raccolto in Somalia - tra Bosaso e Mogadiscio - indizi sufficienti per smascherare un traffico d'armi clandestino. Ventun'anni dopo, il modo migliore per onorare la voce coraggiosa di Ilaria Alpi è condividerne la travolgente passione che le faceva portare l'amore per la popolazione somala e la verità nel cuore.