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Alma Catal, la risposta

Alma Catal in un frame del documentario
Miss Sarajevo di Bill Carter. Foto Radiosarajevo.ba
Prima di tutto è necessario il riferimento al mezzo. Ho conosciuto il volto di Alma grazie allo straordinario lavoro di Bill Carter. La premessa qui è doverosa. Il mezzo è la chiave. Alma è l'adolescente protagonista di Miss Sarajevo, documentario del fotoreporter americano sull'assedio alla città bosniaca.

Il volto di Alma Catal è la risposta al fondamentalismo che negli anni Novanta avrebbe voluto cancellare la Bosnia Erzegovina multietnica. Era ancora una bambina quando, con coraggio, lucidità, intelligenza e personalità, nel dramma dell'assedio con parole semplici rispose con la più destrutturante naturalezza alle domande e alla telecamera di Bill Carter. La semplicità contro la follia e la strategia dell'odio delle milizie serbo-bosniache. "Sono musulmana, ma vado in chiesa e in moschea. Credo in Dio, c'è solo un Dio". Lo scandì, giovanissima, con una eccezionale padronanza della lingua inglese. Segno di uno stato di salute e avanguardia straordinario della gioventù sarajevese di inizio anni Novanta. La cultura che risponde al razzismo. Paradigma che potrebbe essere facilmente trasportato all'attualità del dramma dei migranti che scappano da guerra e fame in direzione del Vecchio Continente.

"Il rock e il metal ce li hanno insegnati i profughi", di recente un amico croato mi ha raccontato di come le comunità e le città croate, all'inizio della guerra furono estremamente arricchite dalle conoscenze musicali, linguistiche e modaiole dei giovani profughi bosniaci che ospitavano. Scappavano dalla guerra ed esportavano la loro cultura. Parrebbe un ossimoro, invece è un dettaglio poco noto dell'assedio di Sarajevo. La capitale bosniaca nella tragedia emanava una meravigliosa aura culturale, che i serbo-bosniaci di Karadžić avevano voluto simbolicamente annientare con la tragica distruzione della biblioteca nazionale di Sarajevo dell'agosto 1993. Dalle montagne hanno messo a fuoco la città di Sarajevo, ne hanno ferito profondamente l'anima ma non ne hanno cancellato la cultura.

Quel volto, genuino, di Alma è la miglior risposta - in presa diretta - a chi voleva cancellare l'identità, l'esempio vincente di multiculturalità della Sarajevo cosmopolita. Alma, e con lei gli altri giovani sarajevesi assediati, parlava inglese, cantava gli Ace of Base, il pop europeo e il rock americano all'interno di un'automobile sventrata dai mortai e mostrava indice e medio alzati alla telecamera di Bill Carter. Con il passare del tempo della città assediata il suo umore cambiò, il suo viso passò da quello coraggioso e spensierato di bambina a quello preoccupato e disincantato dell'adolescente cresciuta troppo velocemente. Il documentario la segue. Lei sopravvive. Oggi è adulta, vive a Sarajevo e (naturalmente) insegna inglese.

"Is there a time for first communion. A time for East 17. Is there a time to turn to Mecca. Is there time to be a beauty queen". Versi poetici nella canzone Miss Sarajevo degli U2, ma la vera poesia è Alma. La risposta.


(Di seguito due brevi documentari di Bill Carter che testimoniano il reincontro di Alma con gli U2 ad un concerto a Zagabria)

Remembering, la riconquista della dignità perduta

Ai Weiwei davanti all'elenco dei nomi dei bambini
morti nelle scuole crollate nel sisma del Sichuan.
(Foto artasiapacific.com)
Remembering. Hua Lian Ba Er, o 4851, oppure ancora Names Project. Ha assunto forme parallele, complementari e differenti la vocazione sociale e d'attivista di Ai Weiwei. Il post-terremoto del Sichuan ha innescato nell'artista cinese un sacro e inarginabile fuoco interiore. Passione per la verità, necessità di non arrendersi all'occultamento di numeri e dramma da parte del Partito. L'artista contro il regime. Numeri, immagini, ricerca e arte per restituire un nome, uno spazio nel mondo, un piccolo risarcimento morale alle migliaia di bambini morti sotto le macerie delle scuole crollate. Morti silenziate dalla Repubblica Popolare. Nessun bilancio ufficiale. Ai non ci sta. Mette in piedi un team di ricercatori nel suo studio e il risultato è il toccante e sterminato elenco di nomi. Fogli bianchi appesi ad un muro dello studio di Ai. Uno spazio per ognuna delle piccole vite spezzate che la madrepatria Cina non voleva emergessero. E' l'artista ad arrivare là dove i diritti umani negati di un Regime non consentono di poter essere. Nella verità. Ma il colossale Names Project targato Ai Weiwei, si diceva, ha assunto multiformi facce. Quella più filologicamente artistica ha preso vita a Monaco di Baviera, dove nel 2009 tappezzò la facciata principale della Haus der Kunst con migliaia di zainetti colorati. Uno per ogni bimbo morto nel terremoto del Sichuan. Il risultato, folgorante, è Remembering. Un'installazione artistica che, nel colore, fa emergere la scritta "Ha vissuto in questo mondo felicemente per sette anni". Parole fatte proprie da Ai, una volta ascoltate da una madre orfana del figlio perso sotto le macerie. E' arte. E' la più efficace forma d'arte che il mondo globalizzato possa esprimere.
"Remembering". Ai Weiwei, Haus der Kunst.
Monaco di Baviera, 2009.
(Foto imageobjecttext).
Rottura degli schemi, a maggior ragione se imposti da una dittatura mascherata e convertita al dio denaro. La dignità per le vite perdute, null'altro. Di Ai Weiwei colpisce anche l'utilizzo del mezzo. Dell'immagine, della Rete, dei social. Tutto è documentato e spesso twittato in diretta. Nella lotta al Regime, il contenuto può far la differenza. Il contenuto in immagine che Ai preferisce è il documentario. 4851 è un lungometraggio nel quale scorrono senza soluzione di continuità i nomi delle piccole vittime del terremoto. Hua Lian Ba Er è invece il resoconto documentaristico di tutta la maxi-indagine condotta dal team di Ai alla ricerca della verità di un dramma del quale la Voce ufficiale unificata del Partito nulla voleva far emergere. A colmare le sconfinate lacune morali delle istituzioni, ha risposto Ai Weiwei, l'artista.



Hua Lian Ba Er, documentario realizzato nel 2009 da Ai Weiwei e i suoi collaboratori, sull'indagine condotta dall'artista-attivista cinese per restituire un nome a tutti i bambini morti nel terremoto del Sichuan del 2008.




4851, lungometraggio realizzato nel 2009 da Ai Weiwei, dove scorrono senza sosta i nomi delle migliaia di bambini morti nel terremoto del Sichuan.